daniele sebastianelli post

“Quel che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della parola della vita (poiché la vita è stata manifestata e noi l’abbiamo vista e ne rendiamo testimonianza, e vi annunziamo la vita eterna che era presso il Padre e che ci fu manifestata), quel che abbiamo visto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché voi pure siate in comunione con noi; e la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo perché la nostra gioia sia completa.” (I Giovanni 1:1-4)

Amici e fratelli cari, vi saluto con la pace del Signore e prego che quanto sto per raccontarvi possa essere, in qualche modo, di edificazione e di aiuto, per molti di voi. Il mio scopo, in queste poche righe è, come già evidenziato nel versetto che ho citato, quello di mettervi a conoscenza di ciò che ho potuto toccare con mano della Parola della Vita, parlandovi quindi, di un esperienza reale e profonda, tutt’altro che emozionale o meramente religiosa.
Sono nato e cresciuto tra i banchi di una piccola chiesa cristiana evangelica ed ho potuto fin dalla prima gioventù godere della compagnia di persone trasformate dalla grazia di Dio. Da loro ho imparato alcune piccole nozioni, basilari e fondamentali, delle quali la Bibbia ci mette a conoscenza. Sin da giovane sapevo che gli uomini sono ingiusti e meritevoli di condanna, ma anche che Dio aveva sacrificato il suo figliolo al posto nostro, per perdonarci da ogni trasgressione. Non ho mai messo in dubbio l’esistenza di Dio, non potevo, la Sua opera era evidente ovunque mi giravo, ma soprattutto nella vita di quei fratelli sinceri che, nonostante non fossero perfetti, riuscivano a trasmettermi questo immenso amore che contemplavo in loro ma ancora non conoscevo. Sono andato avanti in questo modo per diverso tempo, sapevo che anche io dovevo fare un passo decisivo verso il Signore, ma inizialmente non ne sentivo il peso. Quando cominciai a crescere, durante l’adolescenza, anche la mia coscienza maturò progressivamente; ero alla ricerca della gioia e la cercavo intorno a me: tentavo di conformarmi ai miei compagni facendo parte di un gruppo; studiavo musica e sognavo di fare il musicista; ponevo le mie speranze nella formazione di una bella famiglia calorosa. Passando il tempo però mi rendevo conto che non poteva essere tutto li, bastava un momento di silenzio, anche quando ero tra amici, che mi ritrovavo da solo con me stesso; così un pensiero mi assillava: Cristo era morto sulla croce proprio per me ed io non gli stavo dando alcun valore. Anche i miei amici si rendevano conto che c’era bisogno di qualcosa in più nella loro vita, e lo capivo perché cercavano di riempire il loro vuoto spirituale facendo esperienze di tutti i tipi, che puntualmente, anche se non lo ammettevano, li lasciavano a bocca asciutta. Io invece sapevo quale era la risposta, ma la accantonavo giorno dopo giorno; il peso del peccato mi schiacciava, ma resistevo alla voce di Dio che voleva liberarmi.
All’età di 18 anni capì che non potevo più far finta di non vedere la mano di Dio tesa verso di me per salvarmi. Mi chiamava in continuazione e sapevo quale era la cosa giusta da fare. Così andai come ogni anno ad un campeggio evangelico, avevo molti pensieri che mi frullavano per la testa, ma, questa volta, mi accompagnava anche una profonda convinzione: dovevo finalmente toccare con mano, e fare mio, ciò che fino ad ora avevo solo potuto apprezzare nella vita di altre persone. Non passarono molti giorni quando, dopo la predicazione della Parola di Dio, mi inginocchiai con un pastore pregando insieme per la mia salvezza. Fu la prima volta in cui aprii completamente il mio cuore a Cristo chiedendogli il perdono, ed Egli, non si fece attendere. Mi sollevò da quella misera situazione spirituale nella quale mi trovavo, mi tolse di dosso quel peso schiacciante, ed improvvisamente cominciai a vedere le cose con occhi diversi da prima. Non sapevo come era successo, ma niente era più uguale, anzi, la mia condizione di poco precedente mi sembrava lontanissima, morta, tutto era nuovo per me. Finalmente, sperimentando in prima persona la salvezza dell’anima, la nuova nascita, ne potei capire l’essenza, toccare la meraviglia, e questo mi dava una gioia profonda ed incontenibile.
Voglio ora ringraziare Dio, perché la sua opera non si fermò a quel giorno, ma è continua e progressiva. Egli mi accompagna in ogni aspetto della mia esistenza e mi da la grazia di gustare quella che Gesù stesso definì una “vita esuberante”. Giorno dopo giorno, posso guardare le sue mani aperte e, con gioia, notare che non sono mai vuote. Il mio spirito esulta mentre penso alla sua opera nella mia vita, e a stento riesco a trattenere le lacrime. Non avevo niente, non meritavo nulla, ma in Lui ho trovato ogni tesoro gratuitamente; non ho alcuna forza ma Egli vince ogni mia battaglia; incontro svariate afflizioni ma Egli è l’Iddio di ogni consolazione. Ora non posso far altro che ringraziarlo donandogli tutta la mia vita, e sperando che “con ogni franchezza, ora come sempre, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia con la vita, sia con la morte. Infatti per me il vivere è Cristo e il morire guadagno.”
A Dio appartiene la gloria. Iddio vi benedica.

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