“Fate ogni cosa senza mormorii e senza dispute, affinché siate irreprensibili e schietti, figliuoli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale voi risplendete come luminari nel mondo, tenendo alta la Parola della vita”
(Filippesi 2:14,15)

Come credenti e come Chiesa del Signore Gesù, siamo chiamati ad essere “luminari nel mondo”. Il luminare è una fonte di luce. Benché Gesù ha detto che “siamo la luce del mondo” noi non risplendiamo di luce propria, ma nella misura in cui permettiamo a Colui ch’è la vera luce di abitare nei nostri cuori (Matteo 5:14 cfr. Giovanni 8:12).
La luce serve per mettere in fuga le tenebre, per annientarle. Siamo tutti d’accordo nel dire che ci troviamo in un mondo ch’è immerso nelle tenebre più fitte: crisi non solo economica ma anche dei valori; violenze e abusi; omicidi e suicidi ecc. ecc., sono le cronache più fedeli dei notiziari quotidiani. Il credente e la Chiesa in questo contesto vivono ed operano perché la “Luce del Vangelo” splenda ed attiri tanti dalle tenebre a Cristo perché abbiano la vita (I Pietro 2:9). Questo è quanto il Signore ha sempre fatto nella storia dell’umanità e del Suo popolo Israele.
V’era un tempo in Israele nel quale le tenebre più fitte erano scese, era il tempo dei Giudici. Spessissimo Israele si trovava ad essere oppresso dai popoli vicini e venivano tempi di grande difficoltà; in uno di questi periodi bui, oscuri, nonostante ognuno faceva quello che pareva meglio (cfr. Giudici 17:6; 21:25), mentre i Filistei opprimevano il popolo di Dio, oppressione che durò ben quarant’anni (Giudici 13:1), il Signore fece sorgere una “luce”, Sansone, nome che significa simile al sole o piccolo sole. Nella promessa di questo fanciullo s’intravede un raggio di speranza (Giudici 13:2-5)! Quale grande e gloriosa promessa, quale progetto meraviglioso il Signore aveva per questo fanciullo: sarebbe stato un uomo consacrato ed usato da Dio per “essere luce” in un contesto difficile e liberare Israele dalla tirannia dei Filistei. Ecco perché siamo chiamati ad “essere luminari nel mondo”, vedere anime liberate dalla tirannia del peccato!
Per essere luce dobbiamo stare attenti a non seguire la parabola discendente di Sansone: luce che venne offuscata dalle tenebre del peccato, per trovare poi un ultimo sprazzo negli ultimi istanti della sua vita.

  1. LA SANTIFICAZIONE DEV’ESSERE UN PROCESSO QUOTIDIANO
    Sansone fin dal seno materno viene chiamato da Dio per essere un Nazireo (Giudici 13:3-5). Il termine Nazireo viene da una parola ebraica che vuol dire “dedicare o anche separare”. Sansone da Dio era stato separato per un servizio sacro. Ne consegue che chi è salvato è separato per un servizio sacro (II Corinzi 5:14,15).A. Per il Nazireo Santificazione voleva dire Astensioni
    La santificazione del Nazireo andava preservata con delle astensioni stabilite da Dio (Numeri 6:1-8 cfr. Giudici 13:4,12-14). Queste astensioni avevano un significato:
    – Astenendosi da tutti i prodotti della vigna il Nazireo rifiutava i piaceri terreni i quali altro non sono che effimeri e passeggeri (Salmo 104:15 cfr. Ebrei 11:24,25; I Giovanni 2:17);
    – I capelli lunghi servivano come segno esteriore della sua consacrazione; essi andavano tagliati o allo scioglimento del voto e si bruciavano insieme all’offerta (Numeri 6:18), o in caso di contaminazione accidentale (Numeri 6:9). La capigliatura lunga testimoniava del suo stato d’integrità spirituale;
    Non doveva avere contatto con corpo morto quand’anche si trattasse dei familiari più stretti perché questo lo avrebbe contaminato (Numeri 6:9).B. Anche il Nuovo Testamento parla di Astensioni (I Pietro 2:11; I Tessalonicesi 5:22)
    Dobbiamo ricordare a noi stessi che la Santificazione ancora oggi è separazione dal peccato e da ogni contaminazione (II Corinzi 6:14 – 7:1)! La santificazione favorisce la luce e di conseguenza una testimonianza del Vangelo coerente ed “attraente”, mentre se ci lasciamo sopraffare dal peccato, come Sansone, quella luce verrà oscurata dalle tenebre. Non vogliamo scherzare alla Sansone nel fare la volontà di Dio:
    – Sansone ignora le prescrizioni della Parola di Dio (Giudici 14:1-3 cfr. Deuteronomio 7:1-4);
    – Sansone forte della forza che il Signore gli concedeva e abusando della misericordia di Dio si contaminava con estrema leggerezza (Giudici 14:8,9; 15:14-16 cfr. Romani 6:1,2,23); fisicamente era forte ma spiritualmente era molto debole;
    – Sansone diventò un fornicatore, era signoreggiato dal peccato della sensualità e dei piaceri del corpo, cosicché giocando con le lusinghe del peccato finì diritto legato ad una macina nella prigione (Giudici 16:1,4,5 … 16-21), Dio s’era ritirato; era sceso nelle tenebre! Non c’è via di mezzo: il peccato ci separa da Dio (Isaia 59:2). 

    Questo è quello che accade quando si prende alla leggera la volontà del Signore, e si permette al peccato di dominarci; la luce viene oscurata e non si è più di alcuna utilità, non si è più “luminari nel mondo”. La santificazione non è la dottrina dei divieti, piuttosto è la separazione del peccato, affinché i santificati brillino nelle tenebre; è l’aspetto glorioso e non mortificante della vita cristiana. È il peccato quello che ci mortifica. La santificazione è assomigliare a Gesù!

  2. IL PECCATO PUO’ ESSERE DEBELLATO, C’E’ UN RIMEDIO
    Per il Nazireo che si contaminava, c’era un vero e proprio rito di purificazione (Numeri 6:9-12 cfr. I Giovanni 1:7). Più che il sacrificio dei volatili, il sacrificio di Cristo Gesù è sufficiente a purificare ancora oggi il credente che ha peccato. Molto bella l’espressione usata al versetto 12 del capitolo 9: “Consacrerà di nuovo all’Eterno i giorni del suo nazireato”. Il perdono offerto da Gesù è l’unico rimedio che debella totalmente il peccato e fornisce una “nuova possibilità” per ritornare a servire il Signore:
    – L’esempio di Sansone stesso (Giudici 16:22,28-30 cfr. Ebrei 11:32). Nessuno aspetti l’ultimo momento della sua vita per ravvedersi privandosi di vivere una vita cristiana appagante e felice;
    – Giovanni detto Marco, anch’egli poté riconsacrarsi di nuovo ed avere una seconda possibilità (Atti 13:13; 15:36-41; II Timoteo 4:11);
    – Elia, il rappresentate dei credenti scoraggiati ebbe una seconda possibilità (I Re 19:1-8,15,16);
    – Israele dopo la sconfitta di Ai (Giosuè 7:1-5,10-12; 8:1,28);
    – Il Figliuol prodigo poté ritornare a casa e ritornare ad essere figlio di un Padre misericordioso, paziente, amorevole e ricco (Luca 15:17-24).Oltre questi casi descritti ci sono diversi altri casi, come ad es.: Pietro; il re Davide; Tommaso ecc. ecc.; casi che vogliono dire stamane a chi è caduto nel peccato e dunque si sente un fallito/a, un credente deludente e deluso, sconfitto e quant’altro, che il Signore ha previsto OGGI, per te, un’altra, una nuova opportunità. Iddio questa mattina non vuole buttare via il figlio e neppure il servo, vuole togliere ciò ch’è da buttare: il peccato (Michea 7:19). Per essere luce del mondo, luminari nel mondo, dobbiamo “prima” essere liberati dalle tenebre del peccato.
  3. IL PROPOSITO DI DIO
    In merito a Sansone, come del resto gli altri Nazirei della Scrittura, Samuele e Giovanni il Battista, il proposito di Dio era che essi risplendessero come luce in mezzo alle tenebre del loro tempo. Sansone doveva iniziare a liberare Israele dalle mani dei Filistei; Samuele doveva guidare Israele al Signore per mezzo della Sua Parola (I Samuele 3:19-21); Giovanni il Battista doveva preparare la strada a Gesù (Isaia 40:3-5; Giovanni 1:22,23).
    Questi uomini nel loro tempo hanno avuto un ruolo determinante, nonostante le loro debolezze, limiti e prove che hanno dovuto affrontare, sono stati “luminari nel mondo”. Da dove sono essi stati presi? Tre Nazirei, tre “luminari” importanti nella storia del popolo di Dio; Dio li ha presi da grembi sterili (Giudici 13:2; I Samuele 1:5; Luca 1:5-7); dal nulla il Signore chiama la luce e la luce viene all’esistenza (Genesi 1:1-4). Iddio ci ha presi dal nulla, da luoghi aridi, bui, deserti, sterili … …, perché attraverso di noi potesse brillare radiosa la luce del Vangelo (II Corinzi 4:5-7).

Conclusione
Per risplendere come “luminari nel mondo” e dunque essere luce nelle tenebre, luce che attrae, vita che testimonia di Cristo Gesù al solo fine di strapparne quanti più è possibile da questo mondo corrotto e dalle grinfie dell’avversario, dobbiamo adottare il metodo di Gesù (Giovanni 17:19)! Iddio ancora oggi chiama noi a decidere cosa ne vogliamo fare della nostra vita: “Poi udii la voce del Signore che diceva: ‘Chi manderò? E chi andrà per noi’? Allora io risposi: Eccomi, manda me” (Isaia 6:8).

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