Venite, Vedrete…Testimonierete!

Il giorno seguente, Giovanni era di nuovo là con due dei suoi discepoli; e fissando lo sguardo su Gesù, che passava, disse: «Ecco l’Agnello di Dio!» I suoi due discepoli, avendolo udito parlare, seguirono Gesù. Gesù, voltatosi, e osservando che lo seguivano, domandò loro: «Che cercate?» Ed essi gli dissero: «Rabbì (che, tradotto, vuol dire Maestro), dove abiti?» Egli rispose loro: «Venite e vedrete». Essi dunque andarono, videro dove abitava e stettero con lui quel giorno. Era circa la decima ora. (Giovanni 1:35-39)

C’è in questo passo un’affermazione uscita direttamente dalla bocca di Gesù di grande profondità: «Venite e vedrete». Tali parole racchiudono sinteticamente il significato del discepolato di Cristo. Possiamo notare come il “venite” non fosse solo un semplice imperativo rivolto ai discepoli, ma implicasse un coinvolgimento personale di Gesù con loro; Egli li voleva ospitare. Questo ci fa capire quanto desiderasse avere comunione con loro. Solo in questo modo essi poterono vedere e quindi acquisire una conoscenza data dall’esperienza diretta!

Una reale e profonda comunione con il Signore Gesù era quindi alla base del discepolato. Non bastava credere in Lui, nel suo ministerio, nei suoi miracoli, scrutarlo e ascoltarlo da lontano; Egli desiderava comunione con i discepoli, un profondo coinvolgimento personale.

Andrea, fratello di Simon Pietro, era uno dei due che avevano udito Giovanni e avevano seguito Gesù. Egli per primo trovò suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» (Giovanni 1:40-41)

Andrea dopo aver avuto comunione con Cristo potè essere un testimone efficace di Lui, perché non portò semplici dottrine alla mano ma le prove di un’esperienza diretta con il Messia.

Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me. (Apocalisse 3:20)

Ancora oggi la fede in Cristo si basa sulla comunione personale con Lui. Nel suo soggiorno terreno egli potè mostrare a quei discepoli una casa, ma sappiamo che Egli non abita in templi costruiti da mani d’uomo (Atti 17:24), nulla può contenerlo, tuttavia ha scelto di abitare in noi, che possiamo essere il tempio dello Spirito Suo (1 Corinzi 6:19). Come è scritto Egli vuole entrare in noi, dimorare in noi, cenare con noi; tutto nella vita cristiana ruota intorno alla comunione con Cristo, e qualsiasi attività trova fondamento in questo. Predicazione, insegnamento, evangelizzazione, diaconato necessitano di una conoscenza personale di Dio che sia stata acquisita per esperienza.

…pregare sempre e non stancarsi… (Luca 18:1)

In virtù di questa comunione Gesù stesso ha posto un’enfasi particolare alla preghiera, ponendo se stesso come esempio (Marco 1:35; Luca 3:21; 5:16; 11:1; 22:41,44) ed incitando anche i discepoli a condurre una vita di preghiera (Luca 6:28; 10:2; 11:2; 22:40,46).
Così anche noi vogliamo condurre una vita che sia caratterizzata dalla comunione con il Padre ed il Figlio, una vita di preghiera. Al di la degli incontri comunitari e delle varie attività di chiesa vogliamo coltivare un rapporto intimo e personale con Dio. Anche noi potremo così mostrare Cristo per chi Egli è ed essere dei testimoni efficaci della sua grazia, poiché per primi l’avremo gustata.

Potremo anche noi affermare: Quel che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della parola della vita (poiché la vita è stata manifestata e noi l’abbiamo vista e ne rendiamo testimonianza, e vi annunziamo la vita eterna che era presso il Padre e che ci fu manifestata), quel che abbiamo visto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché voi pure siate in comunione con noi; e la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo perché la nostra gioia sia completa. (1 Giovanni 1:1-4)

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